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Il progetto Oltretutto 97 – Teka Edizioni

Il progetto Oltretutto 97 – Teka Edizioni

Il progetto Oltretutto 97

Ideare e pubblicare libri che contribuiscano alla valorizzazione del capitale sociale del territorio lecchese fa parte della mission di Teka edizioni.

Il volume “Una storia normale” sull’esperienza di Oltretutto 97, Associazione di volontariato che promuove l’attività motoria e sportiva per persone con disabilità, ne è un esempio. Infatti, coinvolgendo attivamente l’Associazione, la celebrazione dell’anniversario dei primi vent’anni di attività si è trasformata nell’opportunità per realizzare un approfondito confronto all’interno della stessa Associazione e con il territorio.

Nei primi incontri, i responsabili di Oltretutto 97 non hanno espresso un’idea precisa sul prodotto finale, ma piuttosto l’aspettativa che il libro non si limitasse a illustrare le attività e i risultati dell’Associazione, ma che riuscisse a trasmettere al lettore il valore e il significato dello sport per le persone con disabilità. In particolare dello sport praticato contesto di un’esperienza di volontariato che si è costituita vent’anni fa proprio perché non esistevano, se non per pochissimi, alternative in ambienti “normali” (palestre, associazioni sportive, oratori…).

Per rispondere a quest’aspettativa, era importante riuscire a trattare nel libro i temi della disabilità e dello sport senza cadere nella retorica o nei luoghi comuni, evitando da un lato le semplificazioni e dall’altro i tecnicismi per gli addetti ai lavori. Consapevoli del fatto che per evitare questo rischio i testi e le immagini hanno uguale importanza, da subito sono stati coinvolti una videomaker, Michela Mozzanica, e un fotografo, Marco Infulati, con i quali sono stati condivisi i punti di attenzione da avere nel racconto dell’esperienza di Oltretutto 97. In particolare, l’obiettivo era quello di raggiungere tutti i lettori con messaggi chiari, non banali, e nello stesso tempo di dare spunti di riflessione interessanti sia per chi conosce bene la realtà della disabilità sia per chi ne è distante.

Un percorso di ascolto

Per raggiungere tutti l’unica strada percorribile era quella di ascoltare i diversi protagonisti – atleti, famiglie, volontari – e di raccontare l’esperienza attraverso le loro parole in modo tale che ciascuno potesse riconoscersi nel prodotto finale.

Il lavoro è stato realizzato in circa sei mesi. I primi quattro sono stati dedicati alla conoscenza dell’esperienza e all’ascolto. A questo scopo è stato proposto questionario con alcune semplici domande: quale sport hai scelto? che cosa ti piace di più? che cosa di meno? qual è stata la tua più grande soddisfazione? quale la più grande delusione? che cosa diresti per invitare qualcuno a fare sport con Oltretutto? Al questionario hanno risposto complessivamente circa la metà degli iscritti e dei volontari (trenta atleti e famiglie e quindici volontari, tra allenatori e collaboratori). Le risposte al questionario hanno rappresentato la base per il lavoro redazionale e hanno suggerito le piste per l’approfondimento.

Accanto al questionario sono state realizzate alcune interviste per approfondire il tema da due differenti prospettive: quella dell’offerta territoriale di servizi e di opportunità per le persone con disabilità e per le loro famiglie e quella dell’esperienza personale degli atleti.

L’intervista inserita nella prima parte del libro ad Anna Gualzetti e a Serafina Secchi, esperte nell’ambito della disabilità, aiuta a comprendere meglio perché e come sia nata nel 1997, non l’Associazione in una fase di profondo cambiamento della rappresentazione sociale e culturale della disabilità.

Per approfondire invece l’esperienza dal punto di vista delle famiglie, sono stati intervistati i genitori di sei atleti, che hanno raccontato la vita quotidiana dei propri figli e che cosa rappresenti per loro lo sport.

Inoltre, sono stati chiesti dei contributi alle realtà associative e istituzionali che abitualmente collaborano con Oltretutto sia nella quotidianità sia nella promozione di iniziative ed eventi.

Una storia normale

Il messaggio fondamentale del libro è suggerito dal titolo: può e deve essere considerato normale per le persone disabili praticare lo sport. E lo sport, tra le attività che generalmente ascriviamo alla “normalità” (scuola, formazione, lavoro…), per le sue peculiari caratteristiche rappresenta una formidabile risorsa per l’integrazione sociale.

In particolare, dall’incontro con i genitori è emerso uno spaccato di vita quotidiana raccontato in modo semplice e profondo. Si comprende che cosa significhi per una famiglia vivere una “normalità aumentata” non solo perché la vita con una persona disabile comporta un carico maggiore, ma anche perché porta ad affinare la sensibilità sociale e a instaurare rapporti più autentici con le persone. Come ha spiegato bene una mamma, a differenza della scuola e del lavoro, ambiti dove l’integrazione è “forzata”, nell’esperienza dello sport in Oltretutto, le persone con disabilità possono sperimentare il piacere di una relazione e di uno scambio con i “normodotati” (allenatori o altri atleti) perché l’ambiente è accogliente ma nello stesso tempo spinge a dare il meglio di sé.

Andare oltre

Le brevi note sul percorso realizzato possono trovare un’estrema ma efficace sintesi nella preposizione “oltre”, parte del nome e dunque dell’identità dell’Associazione, ma anche indicativa dell’approccio di Teka nella cura del lavoro editoriale.

Il valore aggiunto della pubblicazione sta nell’avere offerto all’Associazione non solo uno strumento che dà la possibilità di raggiungere diverse tipologie di lettori, ma anche indicazioni utili per fare il punto sulla situazione, per mettere meglio e fuoco le criticità da superare e le prospettive future.